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Situata in una conca incorniciata da montagne
ripide e rocciose, la città di Massa si sviluppa
su una fascia ristretta di territorio
pianeggiante che ricopre un'area di circa 94 Kmq.
Anche se è sorta nel periodo Altomedievale, le
sue origini sono indiscutibilmente di età romana,
quando, in prossimità del fiume Frigido, in
località poco distante dalla città attuale,
sorsero i primi insediamenti umani.
Viene citata per la prima volta come "ad
tabernas Frigidas" nella "Tabula Peuntingeriana",
una rappresentazione redatta tra il II ed il IV
secolo d.C. nella quale sono descritti gli
itinerari terrestri dell'epoca. Sembra che in
quei tempi la zona fosse luogo di sosta per
viandanti in transito lungo la via consolare
Aemilia Scauri che da Pisa conduceva a Luni.
Risale all'anno 882 il documento più antico che
riguarda la città, conservato presso l'Archivio
Arcivescovile di Lucca, in cui, per la prima
volta, si parla di un borgo chiamato "Massa
Prope Frigidum".
Importanti ritrovamenti archeologici attestano
comunque la presenza umana sul territorio
nell'era paleolitica e neolitica; ne sono
testimonianza certa i resti di diverse tombe,
all'interno delle quali sono stati rinvenuti
arredi ed armi.
La città di Massa deve molto probabilmente
l'origine del suo nome al periodo medievale e
dovrebbe significare "fattoria, proprietà
fondiaria".
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L'insediamento primitivo - che pare si chiamasse
Massa Lunense - sembra si sia sviluppato in
seguito alla decadenza della vicina Luni, dalla
cui sede vescovile dipendeva. Successivamente si
identificò come Massa del Marchese, per essere
stata a lungo sotto la Signoria dei Marchesi
Malaspina, quindi Massa Cybea, dal nome della
casata genovese che successe ai Malaspina;
nell'800, dopo l'annessione al Ducato di Modena,
venne indicata come Massa Ducale.
L'opera di fortificazione del colle su cui sorge
oggi il castello ebbe inizio attorno all'anno
Mille, sotto il governo degli Obertenghi che
possedevano numerosi domini in Corsica e in
Sardegna.
A partire dagli inizi del 1200 Massa fu spesso
oggetto di aspre contese per il predominio della
città. Nel 1254 il castello passò dal dominio
pisano a quello dei fiorentini, per passare poi
alla Repubblica di Lucca che governò quasi
ininterrottamente fino alla fine del XIII secolo.
Nel 1315 Massa è nuovamente governata dai Pisani,
sotto Uguccione della Faggiola, capitano delle
Milizie di Pisa, finché la dominazione
amministrativa tornò sotto Lucca, con Castruccio
Castracani, il quale divenne Signore della
Vicaria della Lunigiana, concessagli
dall'Imperatore Lodovico il Bavaro. Grazie al
famoso condottiero lucchese il castello fu
fortificato con una robusta cinta muraria,
corredata da tre torri, un ponte levatoio ed una
zona adibita a dimora.
Dal 1342 e fino al 1396 fu governata ancora dai
Pisani, dopodiché tornò nuovamente ai Lucchesi.
La prima metà del XV secolo fu caratterizzata da
un'alternanza di vicissitudini politiche e
belliche che videro protagonisti potenti
milanesi, fiorentini e lucchesi finché, nel
1442, Alberico I Malaspina , marchese di
Fosdinovo, dette inizio alla dinastia familiare
che governò il Marchesato per circa un secolo.
Gli successe Giacomo Malaspina, al quale si deve
la ricostruzione della chiesa di S. Francesco
che in seguito diverrà cattedrale.
Staccatasi definitivamente dal ramo di Fosdinovo,
la dinastia massese dei Malaspina diede vita ad
un radicale rinnovamento della città,
regalandole l'aspetto di uno Stato molto più
all'avanguardia rispetto a quelli confinanti che,
fino all'avvento della Rivoluzione Francese,
conservarono rigide forme di governo feudale.
Nel 1519 ad Alberico successe la figlia
Ricciarda la quale, convolando a nozze col
nobile genovese Lorenzo Cybo, unì il casato dei
Malaspina con quello dell'illustre famiglia
ligure - molto nota presso la Curia romana - che,
tra l'altro, aveva dato i natali a Papa
Innocenzo VIII ( il protettore di Cristoforo
Colombo). Questo matrimonio sancì l'inizio di
un'importante discendenza che ben presto diede i
suoi frutti, grazie ad Alberico Cybo, figlio di
Ricciarda, che nel 1553 ereditò il Marchesato,
rivelandosi il vero innovatore della piccola
corte massese, alla quale diede lustro e fama,
valorizzando al meglio i legami di parentela
venutisi a creare col matrimonio della madre.
Grazie al suo talento creativo e alle sue
eccellenti capacità politiche, Alberico Cybo
seppe dare un notevole impulso alla città, sia
sotto il profilo amministrativo che sotto quello
economico.
La nuova Massa Cybea fu oggetto di numerosi
interventi per l'arredo urbano, utilizzando
soprattutto il pregiato marmo delle vicine cave,
alle quali Alberico dedicò particolari cure e
attenzioni, favorendo lo sviluppo di quella che
divenne una delle maggiori fonti di ricchezza
per il suo Stato. Il marmo costituì la materia
prima per la costruzione di pregevoli fontane e
ricercatissimi portali, tuttora ben visibili
nelle piazze e sui palazzi più prestigiosi del
centro storico, come lo stupendo portale
monumentale che costituisce l'ingresso del
giardino ducale di Camporimaldo, un tempo ricco
di piante rare e animali esotici.
Sempre ad Alberico Cybo si deve la
trasformazione del vecchio borgo di Bagnara, con
la fondazione della Massa Cybea, che costituisce
tuttora il centro storico cittadino. Una nuova
cinta muraria racchiudeva la città, cui si
accedeva attraverso la porta Martana (verso la
Toscana), ed il Portone (verso la Liguria).
Nella piazza Martana convergevano tre strade che
portavano alle due piazze del centro: quella del
Mercato (attuale piazza Mercurio) e quella della
Chiesa di S. Pietro in Bagnara dove veniva
ristrutturata ed ampliata una vecchia villa di
campagna per trasferire al piano la residenza
Ducale fino ad allora situata all'interno del
Castello. Il Palazzo subì nel tempo numerosi
ampliamenti ed arricchimenti, fino a raggiungere
nel 1701 l'attuale aspetto, opera
dell'architetto Alessandro Bergamini, che con
abili artifici conferì un aspetto unitario alla
facciata e creò il magnifico loggiato interno
detto " delle cento colonne", che unisce alla
sontuosa ricchezza del marmo una raffinatissima
e leggera eleganza.
Nel 1568 l'Imperatore Massimiliano II
(1527-1576) conferì ad Alberico Cybo la nomina
di principe del Sacro Romano Impero e dopo circa
mezzo secolo l'Imperatore Ferdinando II innalzò
Massa al rango di Città.
Il grande Alberico morì nel 1623, all'età di 94
anni, lasciando il trono al nipote Carlo I,
amante delle scienze e della letteratura che
governò fino al 1662, dopodiché il principato
passò al figlio Alberico II e quindi, nel 1690,a
Carlo II.
A lui, ma forse soprattutto all'iniziativa della
consorte, la nobile romana Teresa Pamphili, si
deve la definitiva sistemazione del Palazzo in
cui spiccano il Grottesco con la monumentale
fontana del " Nettuno ", la Cappella, affrescata
da Natale Pellegrini, e la splendida alcova,
opere tutte del prediletto architetto Bergamini.
Per volontà di Teresa Pamphili, che collaborò
anche al suo disegno ancora insieme al
Bergamini, venne costruita la più bella delle
ville ducali, quella campestre della
Rinchiostra, in cui si gioca di nuovo il
connubio del marmo candido e del rosso cybeo.
Dopo un breve governo del figlio Alberico III,
che morì a soli 43 anni senza lasciare eredi, il
governo passò al fratello Alderano Cybo, amante
di cavalli, lusso e divertimenti, il quale
escogitò un piano per la cessione segreta dei
suoi domini feudali alla Repubblica di Genova,
ma fu scoperto e rischiò di essere cacciato.
Gli successe la figlia Maria Teresa molto amata
dai sudditi che sposò nel 1741 il Principe
Ercole Rinaldo D'Este che portò nello Stato dei
Cybo Malaspina la ventata innovativa del secolo
dei lumi, soprattutto sotto il profilo economico
e commerciale, disciplinando la produzione ed il
commercio del marmo con una legge che è rimasta
in vigore fino a pochi anni orsono. Fondò, tra
l'altro, un ospedale nel convento soppresso dei
frati agostiniani e nel 1769 istituì a Carrara
l'Accademia delle Belle Arti. Ma, avendo
stabilito la propria dimora presso la lussuosa
corte di Modena, la duchessa Maria Teresa finì
per trascurare i problemi della sua città, che
entrò in crisi. Alla sua morte, avvenuta nel
1790, le subentrò la figlia Maria Beatrice,
sposa dell' arciduca austriaco Ferdinando,
anch'essa come la madre, benvoluta dal popolo,
ma che, nel 1799 con la Rivoluzione Francese, fu
costretta ad abbandonare lo Stato di Massa e
Carrara, inizialmente aggregato alla Repubblica
Cisalpina prima di passare sotto il Regno
Italico.
L'espansione economica dei primi del XVIII
secolo suggerì l'ampliamento della rete viaria e
si tentò la costruzione di una strada che
agevolasse traffici commerciali e spostamenti di
persone. Il famoso ingegner Vandelli, su
incarico del duca di Modena, progettò una strada
che unisse la zona di Massa con la Garfagnana; i
lavori richiesero molto tempo e grande impegno,
ma il risultato fu un insuccesso, in quanto la
strada risultò impraticabile ed il duca fece
sospendere i lavori e licenziò il Vandelli , il
quale, sentendosi disonorato, si uccise.
La strada originale, percorsa a piedi da tante
donne massesi nei tragici anni della II guerra
mondiale, per cercare farina e alimenti nella
più ricca Emilia, recentemente restaurata,
costituisce oggi una meta di grande interesse e
bellezza per escursioni e amanti del trekking.
Nel 1806 il distretto di Massa e Carrara fu
aggregato al Principato di Lucca ove Napoleone
insediò la sorella Elisa Baciocchi, che destinò
il Palazzo Ducale a propria dimora di vacanze.
La presenza napoleonica comportò una notevole
trasformazione dell'assetto urbano, con la
realizzazione dell'attuale Piazza Aranci,
ottenuta con la demolizione dell'antica pieve di
S. Pietro ove nel 1819 vennero piantati numerosi
aranci che costituiscono una originalissima
caratteristica della piazza e sono i migliori
testimoni della mitezza del clima del territorio
massese.
Dopo il Congresso di Vienna, col venire meno del
potere napoleonico, Massa fu restituita a Maria
Beatrice che le regalò un aspetto nuovo,
dotandola di importanti opere pubbliche, tra cui
un nuovo acquedotto, un ospedale ed una strada
di collegamento rapido con la vicina Carrara,
l'odierna via della Foce, con un nuovo ponte sul
fiume Frigido. L'erezione della chiesa
Collegiata di S. Francesco a Cattedrale e
l'istituzione di una nuova Diocesi nel 1823
documentano da un lato il raggiungimento di un
obiettivo già perseguito anche dal grande
Alberico, ma anche l'affermarsi dello spirito
della Restaurazione che accresceva le proprie
capacità di controllo su un territorio in cui la
presenza di " sette " e società segrete destava
forti preoccupazioni. |
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Per motivi dinastici la morte di Maria Beatrice
segnò la fine di uno degli stati italiani più
antichi e Massa passò direttamente sotto il
dominio estense, con il figlio di lei, Francesco
IV.
Il periodo seguente fu contrassegnato da forti
contrasti tra le rigide dominazioni estensi e le
nuove aspirazioni liberal-nazionali che
sfociarono anche in alcuni tentativi di
insurrezione, duramente repressi.
Con il plebiscito del 1859 Massa aderì al Regno
di Sardegna, dopo aver cacciato le milizie
estensi. Seguì un periodo di grande sviluppo
economico e commerciale ed i confini con Massa
si allargarono fuori dalla cinta muraria
rinascimentale, la quale venne gradualmente
distrutta.
Con l'unità d'Italia inizia per la città un
periodo di grande espansione, dovuta per buona
parte al ruolo di Capoluogo della Provincia, che
porta con sé, assieme al prestigio, la
costruzione di edifici per le nuove funzioni
amministrative e politiche, la crescita di una
nuova classe di burocrati e di professionisti,
la costruzione della linea ferroviaria
ligure-toscana, lo sviluppo del commercio e dei
traffici legati alle tradizionali, ma povere,
attività agricole e soprattutto alla lavorazione
ed al commercio dei marmi, tra i più pregiati al
mondo, per la cui coltivazione si costruisce un
originale rete viaria di arroccamento alle cave
e di trasporto nel fondovalle.
La nascita e lo sviluppo del turismo balneare
sul finire dell' 800 disegnano ancora un nuovo
assetto della città che vede crescere
rapidamente un nuovo nucleo urbano lungo la
costa, in quella che oggi è Marina di Massa,
dove ancora sono ben visibili le tracce eleganti
di insediamenti alto borghesi nelle villette
liberty che impreziosiscono il viale litoraneo e
successivamente il massiccio insediamento di
Colonie marine, sorte nel periodo fascista,
alcune delle quali (la Torre Fiat e la Colonia
Torino) si segnalano anche per l'interessante
progettazione architettonica.
Il turismo costituisce oggi, assieme ai numerosi
insediamenti di industrie più o meno grandi, la
principale ricchezza di un territorio che ha
saputo congiungere lo sviluppo industriale con
l'industria del turismo; la salvaguardia delle
magnifiche risorse ambientali (ambienti marini e
montani racchiusi in un fazzoletto ed arricchiti
da eccellenti acque termali) fanno di Massa,
soprattutto nel periodo estivo, una vera città
delle vacanze. |
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